Ecce homo

Ecce Homo

codice: 595

Una reintepretazione del "Memento Mori", in stile Albrecht Durer (1500 - Germania), realizzato con l'antica tecnica della Xilografia dal maestro Davide Schileo.

codice: 595
larghezza (cm): 47
altezza (cm): 100
disponibile subito: si
valuta tempi: Tempi di spedizione
supporto: Carta bambagina
in collaborazione con: Davide Schileo

Questa xilografia macabra è un'opera che cela dietro ai suoi minuti dettagli un importante e tristo significato. Lo stile grafico del soggetto rimanda all'antica stampa d'arte del Rinascimento nordico, un mondo da una parte colto e illuminante ma per certi aspetti anche molto cupo e melanconico.
Mentre in Italia si prediligeva lo studio anatomico dei santi e dei personaggi biblici, in territorio tedesco la produzione artistica si concentrava su composizioni che erano vivida espressione del timore di Dio e della salvezza dell'anima. Spesso venivano rappresentate tentazioni di Sant'Antonio o le scene salienti del Peccato originale, in cui personaggi quali Adamo venivano rappresentati con sembianze cadaveriche come per anticipare allo spettatore ciò che sarebbero diventati in seguito alle loro azioni. Allo stesso modo, nella mia opera viene rappresentato un uomo in quello che sarà suo aspetto finale, in un certo senso la sua condanna. Ed ecco che la sua posa ricorda quella di Gesù innanzi a Ponzio Pilato nell'iconografia dell'Ecce Homo: il capo è chino, le braccia si sovrappongono incrociate e appoggiato alla spalla figura la verga utilizzata per percuotere le carni. Ma bisogna prestare attenzione, poiché non si tratta di un bastone, bensì di uno dei primi orologi medievali a ingranaggi, il foliot. È così che uno strumento all'apparenza innocuo diventa addirittura il simbolo del tempo, il quale è forse la più temibile delle armi per un comune mortale. E ancora, dalla bocca del defunto esce un lungo cartiglio che è disposto a mo' di cornice e che riporta un componimento in latino sulla vita e sulla morte scritto sua una antica stampa del Cinquecento che purtroppo non è sopravvissuta fino ai giorni nostri.
Recita il drammatico testo, tradotto in italiano: “Tre sono le cose che mi fanno veramente piangere. La prima è assai duro pensiero, poiché so che sono destinato a morire. La seconda la rimpiango davvero, perché morirò e non so quando. La terza invece la compiangerò dal momento che non so dove finirò”.
Come si può facilmente intuire, l'opera va interpretata come una profonda e saturnina riflessione sulla natura umana che unisce vari temi iconografici dell'Arte rinascimentale: Ecce Homo e Imitatio Christi da una parte e Memento mori e Peccato originale dall'altra.

Davide Schileo

Originale:
Tria sunt vere quae me faciunt flere.
Primum quidem durum, quia scio me moriturum.
Secundum vero plango, quia moriat et nescio quando.
Tertium autem flebo, quia nescio ubi manebo

Traduzione:
Tre sono le cose che mi fanno veramente piangere.
La prima è assai duro pensiero, poiché so che sono destinato a morire.
La seconda la rimpiango davvero, perché morirò e non so quando.
La terza invece la compiangerò dal momento che non so dove finirò