Odino i 18 canti

codice: 146

I 18 canti magici conosciuti da Odino, tratti dalle tradizioni orali vichinghe

Questa pergamena è stata recensita in un articolo del prestigioso giornale di arte e calligrafia statunitense "Bound & Lettered" LEGGI ARTICOLO

codice: 146
larghezza (cm): 70
altezza (cm): 50
disponibile subito: si
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supporto: Carta bambagina
materiali e strumenti: China, Guazzo artigianale, Inchiostro ferrogallico, Oro in conchiglia, Penna d'oca
in collaborazione con: Gaia Perotto
Note: La carta bambagina è stata anticata con un bagno in mallo di noce
  • Illustrazione: replica da Carl Emil Doepler in "Nordisch-germanische Götter und Helden". Wägner, Wilhelm. 1882. Otto Spamer, Leipzig & Berlin. Page 7
  • Testo tratto da: Codex Regius (XIV sec.)
Italiano
Conosco incantesimi che non conosce sposa di sovrano né figlio d'uomo. «Aiuto» si chiama il primo ed a te darà aiuto contro liti e angosce e ogni tristezza.
Questo conosco per secondo: di cosa necessitano i figli degli uomini, se vogliono vivere da guaritori.
Questo conosco per terzo: se ho grande urgenza di incatenare i miei nemici, io spunto le lame dei miei avversari: non mordono più armi né bastoni.
Questo conosco per quarto: se uomini impongono ceppi alle mie membra, così io canto che me ne possa andare: la catena salta via dai piedi e dalle mani il laccio.
Questo conosco per quinto: se io vedo scagliata dal nemico la lancia volare nella mischia, non vola quella con tale impeto ch'io non possa fermarla se solo la intercetti con lo sguardo.
Questo conosco per sesto: se un guerriero mi ferisce con radici di un albero verdeggiante, quell'uomo evoca da me furore: ché il male divori lui e non me.
Questo conosco per settimo: se vedo avvampare l'alta sala intorno ai miei compagni di panca, non brucia [quella] con tale ardore ch'io non possa salvarla con l'incantesimo che conosco, a cantarlo.
Questo conosco per ottavo, che per tutti è da cogliere con profitto: dovunque sorge l'odio tra i figli del sovrano. questo subito io posso acquietare.
Questo conosco per nono, se mi trovo in difficoltà per salvare la mia nave sui flutti, il vento io calmo sulle onde e addormento tutto il mare.
Questo conosco per decimo, se io vedo «cavalcatrici dei recinti» giocare nell'aria, io posso fare in modo che esse smarriscano il ritorno ai loro corpi a casa, ai loro spiriti a casa.
Questo conosco per undicesimo: se io devo in battaglia condurre vecchi amici. sotto gli scudi io canto ed essi vanno vittoriosi salvi alla mischia, salvi dalla mischia: dovunque salvi giungono.
Questo conosco per dodicesimo: se io vedo su un albero in alto un impiccato oscillare, in tal modo incido e in rune dipingo così che quell'uomo cammini e parli con me.
Questo conosco per tredicesimo: se io un giovane guerriero spruzzerò d'acqua, egli non cadrà, anche se venga nelle schiere: non morirà quell'uomo di spada.
Questo conosco per quattordicesimo: se io devo alle genti umane enumerare prima gli dèi, degli Æsir e degli Álfar, conosco l'ordine di tutti; gli insavi non sanno così tanto.
Questo conosco per quindicesimo: quel che cantò Þjóðrǿrir il nano, dinanzi alle porte di Dellingr. Cantò potenza agli Æsir e agli Álfar coraggio, saggezza a Hroptatýr.
Questo conosco per sedicesimo: se io voglia d'una accorta fanciulla avere tutto il sentimento e il piacere, l'animo io piego della donna dalle candide braccia, e distorco ogni suo pensiero.
Questo conosco per diciassettesimo: che mai mi eviterà la giovane fanciulla. Di questi incantesimi potrai tu, Loddfáfnir, fare a lungo a meno; tuttavia bene verrà a te se li accogli, beneficio se li accetti, giovamento se li ricevi.
Questo conosco per diciottesimo: ciò che io mai insegnerò a fanciulla né a sposa (tutto è meglio quando uno solo sa, così arrivo alla fine dei miei detti), se non, unica, a colei che col braccio mi cinge o è a me sorella.
Inglese
The songs I know | that king's wives know not, Nor men that are sons of men; The first is called help, | and help it can bring thee In sorrow and pain and sickness.
A second I know, | that men shall need Who leechcraft long to use;
A third I know, | if great is my need Of fetters to hold my foe; Blunt do I make | mine enemy's blade, Nor bites his sword or staff.
A fourth I know, | if men shall fasten Bonds on my bended legs; So great is the charm | that forth I may go, The fetters spring from my feet, Broken the bonds from my hands.
A fifth I know, | if I see from afar An arrow fly 'gainst the folk; It flies not so swift | that I stop it not, If ever my eyes behold it.
A sixth I know, | if harm one seeks With a sapling's roots to send me; The hero himself | who wreaks his hate Shall taste the ill ere I.
A seventh I know, | if I see in flames The hall o'er my comrades' heads; It burns not so wide | that I will not quench it, I know that song to sing.
An eighth I know, | that is to all Of greatest good to learn; When hatred grows | among heroes' sons, I soon can set it right.
A ninth I know, | if need there comes To shelter my ship on the flood; The wind I calm | upon the waves, And the sea I put to sleep.
A tenth I know, | what time I see House-riders flying on high; So can I work | that wildly they go, Showing their true shapes, Hence to their own homes.
An eleventh I know, | if needs I must lead To the fight my long-loved friends; I sing in the shields, | and in strength they go Whole to the field of fight,Whole from the field of fight, And whole they come thence home.
A twelfth I know, | if high on a tree I see a hanged man swing; So do I write | and color the runes That forth he fares, And to me talks.
A thirteenth I know, | if a thane full young With water I sprinkle well; He shall not fall, | though he fares mid the host, Nor sink beneath the swords.
A fourteenth I know, | if fain I would name To men the mighty gods; All know I well | of the gods and elves, Few be the fools know this.
A fifteenth I know, | that before the doors Of Delling sang Thjothrörir the dwarf; Might he sang for the gods, | and glory for elves, And wisdom for Hroptatyr wise.
A sixteenth I know, | if I seek delight To win from a maiden wise; The mind I turn | of the white-armed maid, And thus change all her thoughts.
A seventeenth I know, | so that seldom shall go A maiden young from me; Long these songs | thou shalt, Loddfafnir, Seek in vain to sing; Yet good it were | if thou mightest get them, Well, if thou wouldst them learn, Help, if thou hadst them.
An eighteenth I know, | that ne'er will I tell To maiden or wife of man,-- The best is what none | but one's self doth know, So comes the end of the songs,-- Save only to her | in whose arms I lie, Or who else my sister is.

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