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luca nicoli

Eternità... Psicoanalisi di un amico

Tutti noi abbiamo un amico calligrafo.
Magari voi no, ma io sì.
Un tempo era un informatico, prima di mollare tutto per darsi alla bella grafia.
Cioè, scrive pergamene, per mestiere.
L’altro giorno, mi imbatto su queste fotografie.
Sobbalzo.
Si tratta di un papiro, dipinto dal mio amico amanuense con un pennino di canna sagomata e un inchiostro impastato di fuliggine, gomma arabica, fiele di bue, aceto e acqua.
Il mio amico si è messo lì, a testa china, a scrivere come uno scriba di tremila anni fa.
Uccello.
Segno del maggiore.
Doppia penna.
Arciere.
Mazza da golf tra gli arbusti.
Seth.
Uccello con lanterna...
Un simbolo dopo l’altro, di mattina, di pomeriggio, di sera. Di mattina, di pomeriggio, di sera...
Quando lo chiamo, si mette le cuffie, e mi immagino che stia continuando a scrivere, mentre parla con me. Lockdown o riaperture, visto che è un solitario in un paese di solitari (Recanati, neanche a farlo apposta), lo immagino chino.
Uccello in volo.
Seth seduto col cannocchiale.
Ciotola.
Uccello scarabeo con la pipa...
Gli dico che lui ha raggiungo l’eternità. Finché ha un simbolo da scrivere, tutto preso da quella serie di movimenti ripetitivi, non può accedergli nulla, non c’è passato, né futuro. È un antidepressivo naturale, questa ricerca compulsiva della bella forma, svuotata di ogni significato che non sia la forma stessa.
- È per questo che ieri, quando l’ho terminato, ho pianto.
- Sei tornato nel tempo. Sei tornato mortale.
- Pensavo che questa pergamena, il libro dei morti, è stata scritta 1200 anni prima di Cristo. Anche quella che ho qui davanti a me, riprodotta con gli stessi strumenti di allora, sopravviverà quando io non ci sarò più.
Un’interminabile sequenza di simboli, che in un altro mondo e in un altro tempo hanno avuto un significato, e oggi sono un muro di segni, indecifrabile. Senza un prima o un poi.
Solo segni che hanno perso il loro senso.
E il senso lo riacquistano nella mano di un amanuense che li ricopia, uno alla volta, impegnando le sue giornate.
Immagino che voglia trasformare il suo tempo mortale in eternità.
Una bellezza eterna, fine a stessa.
Perché la bellezza non ha uno scopo, se non quello di essere bella.
Vela sulle onde.
Uomo che colpisce uomo.
Occhio con ruga.
Uomo che cade con cane.
Coda.
Trapezio...
(FB: Scritto a Mano, Scriptorium Amanuense)

(di: Luca Nicoli, Psicoanalista)


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Le confessione della Dama Misteriosa

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O anche: l'ultima puntata della saga del TROMBACURRICULUM
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(Disclaimer: post non adatto ai bambini!)
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Come trom*are con la calligrafia e vivere felici (forse)

Un ponte col Brasile

Ed oggi scopro che ispiro calligrafi sin dall'altra parte del mondo.

sheila waters

Il commento di Sheila Waters

I commenti, quelli belli, quelli che ti lasciano secco.

Tranquilla mamma, mi richiameranno loro

Lasciate che oggi Vi racconti una storia:
C'era una volta, tanto tanto tempo fa, un ragazzo ventenne, iscritto a "Storia e conservazione dei beni culturali", nonostante le obiezioni del padre che sin dalla più tenera età lo sognava ingegnere, tanto da avergli regalato all'età di dieci anni una preziosa Aurora 88, una penna stilografica d'oro con la dedica "per quando firmerai i tuoi progetti".
Questo ragazzo amava molto studiare il mondo antico e come preservarne i resti, ma amava ancor di più la primavera della sua vita, con il profumo dei fiori, e soprattutto i sorrisi invitanti delle ragazze.
Tanto era infatuato delle promesse della gioventù e del frusciare delle gonne corte, che venne il giorno in cui affrontò i genitori facendo loro presente che non stava prendendo gli studi con la giusta serietà e che la cosa più giusta e sensata sarebbe stata quella di abbandonarli e dedicare il suo tempo al lavoro.
Il padre deluso, la madre in lacrime vedevano azzoppato il brillante futuro che speravano per il proprio figliuolo.
Lui, da sempre innamorato delle dichiarazioni eclatanti e nella più sfacciata incoscienza giovanile, affrontò il loro disappunto con un sorriso arrogante ed una frase tipo: "Mamma non piangere se lascio l'università, stai tranquilla: un giorno mi richiameranno loro!", meritandosi così il temuto "lancio della ciavatta" di cui la madre era una specialista.
Passarono gli anni, e quel ragazzo diventò a poco a poco un uomo, affrontando il mondo, la vita ed il lavoro.
Le tante esperienze, alcune belle, altre meno, lo portarono alla fine ad impugnare una penna d'oca, ad aprire un piccolo scriptorium e a vivere di pergamene scritte a mano, come un antico amanuense.
Tanto si dedicò alle belle lettere tracciate alla maniera antica, che a poco a poco l'attività di quest'uomo cominciò ad essere conosciuta ed apprezzata, tanto che un giorno arrivò davvero la convocazione a tornare all'università, ma dalla parte della cattedra per tenere una "lectio magistralis" a chiusura dell'anno accademico della Facolta di Storia e filosofia e parlare della quotidianità di un amanuense, di strumenti, di tecniche, e di come un mestiere così antico possa ancora conciliarsi alla modernità.
Riuscite ad immaginare le lacrime della mamma di fronte ad un figlio che con lo stesso sorriso smargiasso di vent'anni prima le dice: "Ricordi quando ti dichiarai: 'mollo l'università, ma tranquilla: mi richiameranno loro?' Beh, mamma, mi hanno richiamato davvero!"
Questo accadeva a fine aprile dell'anno Domini 2018

Per concludere come farebbe Esopo:" Ὁ μύθος δελοι οτι... (La favola mostra che)" vale la pena di fare le dichiarazioni eclatanti sul tipo "palla otto in buca d'angolo con cinque sponde", purché poi si viva la propria vita nel tentativo di realizzarle ;)

Ragazzi, scrivete in corsivo!

Un libro che è un appello al ritorno alla scrittura manuale e che è un racconto di come si possa sconfiggere la disgrafia (disturbo dell’espressione scritta che riguarda il 20 per cento degli studenti italiani, dei quali maschi 8 su 10) rieducando la motricità fine dei bambini anziché consegnandoli al computer. In Il corsivo encefalogramma dell’anima (La memoria del mondo, 159 pagine, 18 euro) una grafologa e uno psicologo spiegano i danni cognitivi, emotivi, relazionali che a bambini ed adulti può causare l’abbandono della scrittura a mano, specialmente in corsivo, a favore dell’utilizzo esclusivo delle tastiere dei computer e degli smartphone.

I bambini usano le mani molto meno di cinquant’anni fa e allo stesso tempo familiarizzano con le tecnologie digitali troppo presto, con conseguenze davvero preoccupanti: «L’azienda specializzata in ricerche su internet AGI/AVG ha dimostrato che i bambini di oggi sono in grado di scrivere al PC, navigare su internet, utilizzare il cellulare, ma non sanno allacciarsi le scarpe in autonomia (solo l’11% lo sa fare) o andare in bicicletta». Davanti all’allargarsi del fenomeno della disgrafia, alcuni chiamano in causa alterazioni genetiche, invece Irene Bertoglio e Giuseppe Rescaldina sostengono «la teoria della mancanza di un giusto training formativo atto ad instaurare nei bimbi l’acquisizione della manualità fine», e puntano il dito sull’invadenza delle tecnologie digitali come fattore negativo, appoggiandosi a parecchi studi scientifici sulla questione.

Per esempio «la psicologa e ricercatrice dell’università di Washington, Virginia Berninger, ha condotto uno studio interessante, confrontando la scrittura in stampatello, in corsivo e su tastiera di un gruppo di bambini della Scuola Primaria. Così ha scoperto che alle diverse modalità di scrittura sono associati schemi cerebrali differenti e separati che producono diversi risultati. Si sono notate significative differenze tra chi ha utilizzato il carattere corsivo rispetto a coloro che hanno utilizzato lo stampatello. Nei primi bambini si è rivelata una maggiore attivazione delle aree cerebrali associate alla memoria di lavoro con un aumento dell’attivazione delle reti di lettura e scrittura. Citiamo: “I bambini che scrivono a mano libera producono più parole e più rapidamente di quanto facciano coloro che scrivono su una tastiera; inoltre, rispetto a questi ultimi, mostrano una maggiore ricchezza di idee”».

Lo conferma il presidente onorario dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini, citato nel libro: «Gli studi più recenti, di psicoterapeuti e neurologi, segnalano che la deriva verso la scrittura su tastiera o verso forme semplificate di scrittura manuale (lo stampatello, rispetto al corsivo) riduce gli stimoli di produttività ideativa e linguistica e rallenta la comprensione nella lettura. (…) Insomma, la recente e dilagante tendenza a preferire precocemente la tastiera e a non curare le forme della grafia personale ci fa perdere una parte notevole degli effetti che l’antichissima pratica tattile-cognitiva della mano e delle dita – in mille altre attività prima della scrittura vera e propria e per secoli accanto a questa – ha prodotto filogeneticamente sviluppando funzioni pregiate del cervello!». E ancora: « In una ricerca a lunga verifica temporale, la dott.ssa Laura Dineheart, ricercatrice alla Florida International University, ha accertato che i bambini che avevano imparato a scrivere manualmente nei primi anni di scuola raggiungevano migliori risultati negli studi alle superiori, rispetto ad altri che avevano dato priorità all’uso della scrittura con tastiera»

Occorre rallentare, e recuperare i benefici della scrittura a mano, preferibilmente in corsivo. Come scrive l’Istituto Grafologico Internazionale Moretti (il francescano padre Girolamo Maria Moretti, 1879-1963, è stato l’iniziatore della grafologia in Italia) nel suo manifesto per il lancio della Campagna per la valorizzazione della scrittura a mano: «La scrittura a mano corsiva stimola a: migliorare la capacità di lettura e di calcolo; potenziare la capacità di attenzione e di apprendimento; imparare l’autodisciplina e la concentrazione; 
allenare la memoria e accrescere la fiducia in se stessi; 
favorire il pensiero critico; 
costruire buone relazioni comunicando le proprie idee; 
esprimere la creatività individuale ed uscire dall’anonimato 
incoraggiando l’originalità individuale».

Nella parte finale il libro descrive il Metodo Primavera (dal nome di Susanna Primavera, la grafologa che lo ha inventato), una particolare tecnica di insegnamento della scrittura indicata per la Scuola Primaria che ne facilita l’apprendimento, e racconta le sperimentazioni e le esperienze sul campo di Irene Bertoglio e Giuseppe Rescaldina presso le scuole di varie località lombarde.

Fonte Rodolfo Casadei – Tempi.it

Calligrafa, ma non ha le mani

oggi presentiamo la storia della piccola Anaya Ellick.

Molti mi chiedono: "È possibile per tutti scrivere bene?"
La risposta probabilmente è "No."
Chiunque non abbia la volontà e la costanza di studiare ed applicarsi, rimarrà plausibilmente uno "scrittore da zampe di gallina".
La buona notizia è che per tutti gli altri invece, nemmeno la mancanza delle mani costituisce un vero impedimento.

Anaya è nata senza le mani ed ha vinto due premi Nicholas Maxim per l'eccellenza calligrafica (il primo a sette anni, il secondo a nove).
Anaya si è impegnata con amore e dedizione, i suoi maestri la descrivono come una bimba determinata, solare, che non si lamenta, ma si impegna fino al raggiungimento del risultato, non importa quanto duramente occorra farlo.Così ha imparato a tenere la penna con i soli avambracci (rifiuta anche le protesi!), e ad ottenere dei risultati degni di medaglia.

È vero che la pura applicazione di volontà non risolve tutto nella vita.
Ma è anche vero che molte cose che sembrano impossibili, sono solo cose su cui non si è applicata sufficiente volontà.

Grazie Anaya per questa splendida lezione di vita! Continua a crederci! Continua a scrivere!

(ENG) On this Sunday's cultural appointment with us, today we're introducing you to Anaya Ellick's story.

People are often asking me: "Do you think everyone could be able to learn to write good?"
The answer is probably "No."
Anyone who doesn't have the proper will and constancy to start studying, putting efforts in it, is probably going to remain a "bad writer".
The good news is that, for everyone else, not even the literal absence of hands can be a real obstacle.

Anaya was born without hands, and still she's been able to win two Nicholas Maxim prices for calligraphic excellence (she was seven years old the first time, and nine years old the second). Anaya put efforts, love and dedication in pursuing her goal. Her teachers describe her as a determined, sunny tempered, never complaining little girl who never stops heading for her goal, careless about how difficult it's going to be, to reach it.
Well, she learnt to hold the pen with her only forearms (she's even refusing prosthesis!), and she gained great results, medal worthy.

It can be true, that just the pure power of will isn't able to solve every problem of our lives.
But it's also true, that many things that are currently looking like impossible to us, are just things on which we didn't put enough efforts, yet.

Thank you Anaya, for this amazing, valuable life lesson!

studio matto e disperatissimo

Studio matto e disperatissimo

Come nascono i manoscritti dello scriptorium?

La prima cosa che mi viene da rispondere è una frase del mio compaesano Giacomo Leopardi: "con studio matto e disperatissimo".
Il mestiere dell'amanuense è figlio di una tradizione millenaria, che non può essere improvvisato

Come si fa ad imparare?

Le vie sono molte, ma tutte si possono riassumere in due semplici punti: studio & pratica
Non esistono scorciatoie o metodi infallibili che migliorano la tua scrittura in mezz'ora; occorre studiare con serietà da buone fonti e vergare kilometri di inchiostro su carta per far arrivare le nozioni imparate alla "memoria corporea".
È un processo lento, ma tutt'altro che noioso: i risultati si vedono giorno dopo giorno, lettera dopo lettera, e già dopo pochi mesi di studio ed applicazione si vedono risultati concreti ed apprezzabili. Dal mio punto di vista (che lo so è "appena un poco di parte") ne vale assolutamente la pena!

Quali sono le vie migliori per imparare?

Quando mi viene chiesto come imparare, io suggerisco sempre: "Il modo migliore è trovarsi un buon maestro" (e non è un messaggio di autopromozione: io NON insegno, non sono un Maestro)
È molto più facile imparare bene da zero che andare a correggere vizi ed impostazioni sbagliate già consolidate; per questo anche se la bibliografia sulla materia è ormai sterminata, anche se conosco (e posseggo) degli ottimi testi di calligrafia che potrei elencare, tendo sempre a preferire l'indicazione di cercare un maestro, che - se veramente valido - seguirà il discente anche DOPO il corso, controllando i suoi progressi e correggendo i suoi errori.
Per essere più precisi di solito consiglio di rivolgersi a delle associazioni calligrafiche, che nella maggior parte dei casi fanno il lavoro preliminare di "scrematura", invitando solo i maestri più validi (anche se in tutta onestà, non tutti i maestri validi passano per le associazioni calligrafiche e non proprio tutte le associazioni calligrafiche invitano maestri validi).
Non vi indico qui né le associazioni, né i maestri cui mi riferisco perché il mondo della calligrafia è un mondo "strano", in cui l'indicazione in pubblico di un nome invece di un semplice "Grazie" da parte di chi è stato segnalato, può portare a minacce di denunce perché "non voglio che l'indicazione del mio nome da parte tua possa far pensare che ci sia un collegamento fra di noi" (non è una storia accaduta a me, ma è una storia veramente accaduta); se però desiderate qualche consiglio, scrivetemi pure: qualche dritta in privato ve la giro volentieri.

Tu come hai imparato?

Io - tanto per cambiare - sono un caso un po' particolare: la mia prima esperienza con un docente, tra l'altro di innegabile prestigio, è stata molto dura; mi son sentito dire a brutto muso "Se vuoi imparare la calligrafia, devi imparare a scrivere con la destra". Non vi dirò il nome di questo maestro, perché non è mia abitudine fare "public shaming", ma vi dirò che quel suo sferzante commento è assolutamente falso! Anche un mancino può fare calligrafia e può farla a dei livelli di assoluta eccellenza!
Lo dimostra John DeCollibus, uno dei 15 Master Penman ufficialmente riconosciuti dalla comunità calligrafica internazionale come uno dei più grandi maestri dei nostri tempi.

Dopo quella brutta risposta per molti anni mi sono tenuto ben lontano dai docenti (ritenevo - sbagliando - che gli insegnanti la pensassero tutti allo stesso modo, specie vista la fama e la professionalità della persona a cui mi ero rivolto); per questo la mia formazione è stata principalmente su vecchi testi di calligrafia.
Ma questo mio approccio differente da quello classico dei calligrafi odierni mi ha portato a maturare un punto di vista un po' diverso da quel che si riscontra di solito: io esco da studi classici ed ho frequentato la facoltà di storia e conservazione dei beni culturali; ho integrato appieno questa mia passione per il mondo antico alla mia visione e percezione della calligrafia.
Molta della mia formazione è direttamente conseguente alle tante visite ai musei, agli archivi diocesani, a quelli di stato, al contatto diretto con le pergamene antiche, con i documenti notarili, con i codices accatastati nei nostri magazzini di stato. L'accesso diretto alle fonti antiche è la base della mia formazione, oltre che un piacere che fatico a descrivervi
Con "accesso diretto alle fonti antiche" comprendo, ove possibile, anche la consultazione dei testi dell'epoca che trattano gli argomenti di pertinenza: "L'operina del bello scrivere" di Lodovico degli Arrighi, "Il libro dell'arte" di Cennino Cennini (se continuerete a seguirmi, di questi testi troverete, nel prossimo futuro, anche le versioni digitalizzate direttamente su questo sito)
Molto ancora lo debbo alle lezioni di paleografia e alle ore di discussioni in cui impegno ogni volta che posso codicologi e paleografi, per carpire quel dettaglio in più, quella indicazione bibliografica, quella dritta sulla lavorazione dei materiali.
Il nostro paese è così ricco di materiali museali e professionisti preparatissimi che lo studiano, che se solo fossimo in grado di mettere queste cose bene a frutto, probabilmente non avremmo nemmeno più il bisogno di essere un "paese manifatturiero".
Io - nel mio piccolo - cerco solamente di impegnare al meglio questo immenso e meraviglioso patrimonio, che diventa in pratica "le fondamenta" sopra cui vengono preparate le pergamene che vedete uscire ogni giorno dallo Scriptorium.

Il museo diocesano di Brescia

Le foto che potete ammirare di seguito nella gallery collegata a questo articolo escono direttamente dal Museo diocesano di Brescia, una delle piccole e misconosciute perle di questo nostro paese, che nel Novembre 2017 ha ospitato me ed una delle mani che ha collaborato con lo Scriptorium (A. Tortorella) per una tre giorni di immersione totale nei manoscritti; materiali di una bellezza che non ho bisogno di descrivervi, dato che potete ammirarne una parte direttamente nelle foto qui sotto

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La calligrafia è femmina?

Ogni tanto mi dicono che è giusto metterci "la faccia" oltre che le opere.

invictus fondo rosa

Nella camera di una giovane ragazza...

Noemi è la mia nipotina ed è ormai giunta a quell'età in cui si comincia a fare delle scelte proprie.

Lucca Comics 2019 - ex post

Il Lucca Comics 2019 è finito. È tempo di riflessioni, considerazioni e ringraziamenti.

Dracula pubblicato su Mondadori

Dracula realizzato con Elisa Lo Presti è stato pubblicato nel nuovo libro di Franco Pezzini pubblicato da Oscar Mondadori Vault.

GUARDA il post MONDADORI

L'opera la potete vedere dal vivo al Lucca Comics, al nostro stand!

Lucca Comics... pronti al via!

Ecco le prime foto dello stand. Il Lucca Comics è appena iniziato. E nonostante i litri d'acqua che ci sono caduti dal cielo ieri, in qualche modo CI SIAMO!

Burn - Ricordi...

Dalla galleria dei ricordi... Oggi tocca a BURN, il lavoro dedicato a "Il Corvo"

Lucca Comics - Ospiti

Anche quest'anno saremo espositori al Lucca Comics & Games

Uccidere Babbo Natale

Ieri notte mi è arrivato questo messaggio.

Buon compleanno, Scritto a Mano!

Oggi è il quarto compleanno della pagina facebook Scritto a Mano - scriptorium amanuense, ciò da cui tutto questo ha avuto inizio.

Tu non fai Arte!

Cosa hanno in comune le tre foto in fondo a questo articolo?
Questa mattina facebook me le proponeva fra i ricordi;

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